I primi ritrovamenti di reperti di epoca etrusco-romana a Campo Muri, nei pressi delle Terme San Giovanni di Rapolano, risalgono alla fine degli anni Sessanta del Novecento grazie agli scavi del locale Gruppo Archeologico in occasione dell’apertura di una cava di travertino in quell’area. II territorio rapolanese in antico era attraversato da un importante asse viario romano, la Cassia Adrianea,che collegava Chiusi con Siena. Le acque termali, il travertino e altri fattori favorirono la nascita dell’insediamento di Campo Muri, che al momento ha un’estensione superiore a 8000 mq.

A partire dal III secolo a.C., è attestato un culto legato alle acque termo-minerali cui erano attribuite proprietà sacre, oltre che salutari e terapeutiche, come testimonia la presenza di un deposito votivo nella cosiddetta Buca delle Fate (bronzetti di offerenti maschili e femminili, monete fuse in bronzo e un piccolo padiglione di orecchio in bronzo che attesta la funzione salutare delle acque rapolanesi per la cura delle malattie otoiatriche già in antico).

La fase monumentale del complesso, a cui può riferirsi il suo massimo sviluppo planimetrico, è attribuibile alla metà del I secolo a.C. - inizi del I d.C.

Lungo il lato sud della sorgente si trovavano due ampie piscine termali con gradinate perimetrali e piano pavimentale in blocchi di travertino. Le acque termo-minerali defluivano dalla sorgente alle vasche tramite una serie di bocche di fontana (silani) disposte lungo la parete divisoria.

I reperti numismatici attestano, almeno fino alla metà del IV secolo d.C., un’intensa circolazione nel luogo probabilmente sempre in funzione della presenza delle acque termali.

Fonte Primamedia Editore