Il nome del castello sembra derivare da una chiesa dedicata a Santa Cecilia, costruita intorno al XI secolo, che nel 1363 apparteneva ai monaci camaldolesi; oggi il borgo mantiene una cinta muraria con una porta ad arco gotico sormontata dallo stemma Buoninsegni e dalla Balzana di Siena, e sulle facciate degli edifici sono ancora riconoscibili le antiche botteghe di fabbri e falegnami attive fino alla metò del secolo scorso.

Poggio Santa Cecilia è citato negli atti di sottomissione che i Cacciaconti, feudatari del luogo, dovettero sottoscrivere con il Comune di Siena nel 1197 e nel 1213 insieme agli abitanti del castello.
Data la sua posizione strategica, fu poi terreno di scontro tra Guelfi e Ghibellini: Guglielmo Ubertini, vescovo di Arezzo a capo della nobiltà ghibellina, lo occupò inizialmente con la forza.

Il governo senese dei Quindici, guelfo, il 31 ottobre 1285 deliberò di organizzare contro i traditori un esercito comandato da Guido di Montfort. Il 6 aprile 1286 Poggio Santa Cecilia capitolò: cento furono i prigionieri e il castello fu distrutto fino alle fondamenta. Alcuni storici hanno ipotizzato che tra le fila dell'esercito guelfo ci fosse anche il ventenne Dante Alighieri. Solo il 26 febbraio 1357 il Governo senese concesse agli abitanti del Poggio di riedificarlo e di tornarvi ad abitare.

Nell'ultima guerra tra Siena e Firenze (1554-1559), Poggio Santa Cecilia rimase fedele alla Repubblica senese fino alla capitolazione. Nell'agosto 1867, qui soggiornò, ospite del conte Pietro Leopoldo, Giuseppe Garibaldi mentre "della ferita di Aspromonte mitigava gli spasimi".

Fonte Primamedia Editore